Residenza Marzo 2023

Nicolas Boulard

 

Descrizione

La Casa Rossa di Nicolas Boulard è arte come idea in questo momento. Le immagini che vedete sono modelli. Ma è così che Adriano ha tracciato le sue campagne militari, con navi giocattolo su uno stagno vicino al suo ritiro “Siracusa” a Tivoli. Se l’installazione viene realizzata, avremo un’opera temporanea di architettura, arte, design e militanza ambientale. Boulard sta commentando il riscaldamento globale, inserendo il terribile avvertimento in mezzo a campi verdeggianti. E se non mobilitiamo i fondi e la volontà regionale, avremo comunque creato un’immagine che rimane nella mente, e nel cuore, capace di muovere il pensiero, come solo l’arte sa fare. “Quello che vedi come un dono è un problema che devi risolvere”, ha detto Ludwig Wittgenstein, come citato in un’opera di Joseph Kosuth. Portando immagini dall’arte post-concettuale di Nicolas Boulard, nell’inebriante calderone di Pernice, gettiamo un guanto di sfida, come forse fece un certo Sallier de La Tour in Sicilia, molti secoli fa.

-Dr. Cornelia Lauf, Curator, Pernice Residence Project

 

Biografia

Nato nel 1976 a Reims, Nicolas Boulard ha studiato all’École supérieure des Arts Décoratifs di Strasburgo, dove si è laureato nel 2002.
 E’poi è entrato a far parte del Collège Invisible, studi post-laurea in rete presso l’École des Beaux-Arts di Marsiglia. Il suo lavoro artistico è stato mostrato in numerose mostre personali in Francia (Frac Champagne-Ardenne, Frac Alsace, Frac Aquitaine, il centro d’arte la Halle des bouchers) e all’estero (Moma a San Francisco, Machine Project a Los Angeles, S-air in Giappone). Vive a Clamart, vicino Parigi.

Negli ultimi vent’anni, Nicolas Boulard ha costruito un’opera artistica fondata sull’interazione di saperi e pratiche che di solito non hanno relazione tra loro. Per lui l’arte nasce dalla miscelazione, come la maggior parte dei vini. Il settore della gastronomia e della viticoltura sono quindi il punto di partenza per una ricerca sulle modalità della creazione. Nicolas Boulard mette in discussione l’arte nei termini della sua profonda conoscenza dei processi di vinificazione. E reciprocamente scuote le regole della viticoltura porgendogli lo specchio dell’arte. Tutto il suo lavoro mescola in modo eterogeneo il vocabolario e la grammatica artistica con prestiti da altri campi. È un lavoro interdisciplinare e «indisciplinato».

Nel lavoro di Nicolas Boulard sono frequenti le citazioni, in particolare dall’arte minimale degli anni ’70. Nel corpo di lavori intitolato Specific Cheeses studia il soggetto delle forme a partire dai rapporti evidenziati con impertinenza tra formaggio e arte minimale. Mettendo sullo stesso piano produzione artistica e gastronomica, si interroga sulla natura e l’origine della forma e sulla scala dei valori ad essa legati.

In un panorama di creazione artistica in cui gli artisti hanno sfidato le categorie tradizionali, Nicolas Boulard si posiziona con apparente leggerezza ancor più ai margini delle pratiche riconosciute, dal punto di vista formale e concettuale. Mette in discussione l’arte come linguaggio. Ma, oltre a ciò, indaga il nostro rapporto con questioni sociali come il territorio e la sostenibilità. Il suo lavoro è un’eterogeneità sconveniente ma necessaria, un incoraggiamento alla disobbedienza, contro il cieco conformismo.

Nicolas Boulard crea sculture e installazioni unendo riferimenti dall’arte minimale e concettuale a materiale organico, per la maggior parte proveniente dalla produzione alimentare.

Le sue opere distruggono argutamente l’estetica asettica del minimalismo americano, ispirandosi alle forme strutturate del formaggio, del vino o del pane. L’appropriazione dei materiali della fermentazione è caratteristica della sua ricerca e produce un lavoro unico e non comune: la fermentazione è la transizione da uno stato all’altro, in cui l’effetto dei microrganismi come i lieviti altera irreversibilmente la natura originaria di un materiale. Questo processo di trasformazione è tanto una fonte di ispirazione quanto un metodo di lavoro. Attraverso il taglio del legno e del feltro, stampe su carta di grande formato, calchi in gesso o bronzo, le sue opere riflettono un processo continuo. Basato su elementi raccolti nel suo ambiente quotidiano e nella storia dell’arte, le sue opere assumono un aspetto indeterminato, come presi in uno stadio intermedio.  

L’estetica geometrica sconvolta dall’uso della materia viva ci ricorda che l’arte è una pratica di transizione. Con l’uso di materiali naturali come il feltro o il legno, le sue opere trasmettono concetti potenti in grado di regalarci un’esperienza speciale.

La sua pratica artistica mette lo spettatore in una situazione ambigua con l’opera: se di fronte alla stravaganza decorativa di un arazzo realizzato dall’immagine del penicillium che si diffonde in una fetta di formaggio blu Roquefort , o la strana disposizione dei buchi nella mollica di pane a fette, ritagliate con cura in assi di legno di pioppo. Tali assemblee sono simili alle Grottesche che, in diversi momenti della storia dell’ arte, hanno incuriosito evidenziando un gusto di ibridazione, metamorfosi, e caricatura.